New Era (eFashion Solutions)

Editoriale | Lun 2 November 2009

"Hiphoppari" brava gente

 

L’ultima tendenza del panorama hip hop da un po’ di tempo a questa parte, è quella di lamentare una crisi dell’hip hop Italiano (ci si lamenta delle classi vuote, della mancanza di spazi per danzare, della mancanza di opportunità professionali etc… etc…). Sebbene sia in parte d’accordo con tutto ciò, tuttavia non sono né preoccupato né pessimista in merito alla situazione dell’hip hop Italiano. Il problema delle classi vuote è trasversale al mondo della danza, quindi sono vuote quelle di hip hop come quelle di altri tipi di danza (siamo poi sicuri che di media queste classi sono così desolate?... A me non sembra). Il problema della mancanza di spazi è reale, ma manca anche una risposta seria dall’interno del mondo dell’hip hop quando le opportunità vengono fuori (vedi BOTY Italia). Per quanto riguarda le opportunità professionali la situazione rimarrà tale fin quando non si capirà che un lavoro - per essere tale - deve essere praticato per otto ore al giorno e che come la maggior parte dei lavori produce introiti equi ma che non permettono l’arricchimento. E' pur vero che si vuole accedere la panorama professionale non si può pretendere che l’intero settore dello spettacolo dal vivo si adegui alle esigenze della scena, ma è opportuno che sia la scena ad adeguarsi alle regole del settore nel quale vorrebbe essere ospitata (in parole povere se vado a casa di qualcuno non è il caso che gli dica come dovrebbe comportarsi a casa sua). Il mondo dello spettacolo è un mondo spesso lontano da quello della scena hip hop, bisogna stabilire dei punti di contatto con esso se si vuole ambire a conquistare qualche angolo in più. Potremmo poi decidere che quella sfera non appartiene a noi, ma solo dopo aver stabilito un contatto costruttivo: molte volte si ha la tendenza a relazionarsi con chi ti offre lavoro con l’atteggiamento che sia ha nei confronti di chi ti vuol fregare… non credo che sia la via più intelligente da seguire per un rapporto costruttivo. Quello che ci terrei a sottolineare è che il mondo della danza teatrale è andato avanti benissimo per più di duecento anni senza l’hip hop e tendenzialmente non ha “bisogno” dell’hip hop per proseguire nella sua storia, quindi se vogliamo fare teatro con l’hip hop è il caso che si sia noi a porci qualche domanda e che ancor di più che si sia noi a trovare delle soluzioni. Anche perché se continuiamo così tra poco i nostri cugini Francesi oltre a venire in Italia a fare workshop verranno in Italia a danzare in teatro al posto dei danzatori Italiani.

 

Tornando a bomba.

 

Non sono pessimista per la situazione perché ritengo che comunque nell’ambito della scena Italiana ci siano delle persone “serie” che hanno sempre testimoniato con devozione e passionalità quanto di ottimo in questi anni hanno fatto. Persone che hanno caratterizzato stilisticamente la scena negli ultimi quindici anni (si ragazzi miei, perché in Italia c’è gente che balla già dal 1985… e balla ancora) (...anche da prima ndR) persone senza le quali non ci sarebbe stata la divulgazione in Italia di gran parte degli stili che si danzano oggi. Sono quelle poche persone che alla fine hanno mosso e muovono, foraggiano, vivono e portano avanti l’hip hop in questo paese, sono tutti quelli che sono qui ora a lavorare, come lo erano dieci anni fa e come lo saranno tra dieci anni, senza farsi alla fine troppe domande, sono quelli che staranno lì a lavorare ogni sacrosanto giorno. Sono Maestri che con la loro storia e con il loro esempio sono stati, sono e secondo me saranno, la storia dell’hip hop Italiano. L’unico vero problema della scena Italiana è quello che sarebbe il caso che questi Maestri fossero riconosciuti, rispettati e salutati perfino, in quanto tali. Quello che voglio dire è che ci sono delle radici che non si possono ignorare, e sono radici Italiane che hanno fatto in passato la differenza, radici che bisogna “rispettare”. Credo che la risoluzione di molti problemi della nostra scena scaturisce da questa “cattiva abitudine” e per risolverli forse bisognerebbe partire proprio da qui… dal riconoscere pubblicamente i nostri Maestri. Ma concedetemi di dire alcune parole anche a questi Maestri, invitandoli ad una presa di posizione diversa da quella tenuta troppe volte. Secondo me sarebbe il caso che osservassero la scena senza a volte doversi giustificare con i più giovani delle scelte che compiono, perché loro sono i Maestri che alla fine possono fare delle scelte, vorrei che tali Maestri si arrogassero anche il diritto di rispondere “io posso” a chi chiede determinate spiegazioni. Sarebbe poi auspicabile che questi Maestri s’incontrassero, parlassero, comunicassero seriamente sia tra di loro sia con gi operatori del settore, magari in una cena, magari in una tavola rotonda pubblica. Sarebbe altresì auspicabile, proprio lì dove alcuni pretendono di possedere la verità sull’hip hop, che questi Maestri facessero capire ai Maestri di domani, che non c’è nessuna verità sull’hip hop, che l’hip hop è fatto da persone e che alcune di queste persone in Italia rappresentano la storia dell’hip hop da vent’anni a questa parte, che tra altri vent’anni ci saranno altre persone ed altri Maestri che saranno entrati in questa storia ma che non avranno cancellato con la loro presenza la storia che i Maestri di oggi hanno già scritto. C’è un futuro possibile nella comunicazione delle proprie esperienze, dei propri vissuti e delle proprie aspettative.

 

Enzo Celli, Direttore della compagnia Botega